Cesare Siepi, voce assoluta

Ecco il testo di un mio articolo sulla morte di Cesare Siepi apparso su L’AGAVE, Quaderno n° 29, pp 109-112, dicembre 2010.

ADDIO A CESARE SIEPI, VOCE ASSOLUTA

Il nome di Cesare Siepi è poco conosciuto al grande pubblico. Eppure egli fu uno dei più grandi artisti della storia del melodramma e una delle più belle voci di basso di tutti i tempi.

Siepi ci ha lasciato pochi mesi fa, il 5 luglio 2010, nel silenzio pressoché totale dei principali media italiani. Fatta eccezione per Il Giornale e per l’agenzia di stampa ADN Kronos, sono stati solo i giornali stranieri a prodigarsi in lodi sul “nostro” cantante lirico.

Ma partiamo dall’inizio. Cesare Siepi nasce a Milano il 10 febbraio 1923 e fin da giovanissimo mostra doti vocali fuori dal comune. A 14 anni entra a far parte di un coro polifonico dove si cimenta soprattutto in musica antica e madrigalistica. A soli 18 anni (cosa assolutamente eccezionale per un basso, che generalmente ha una maturazione vocale più tardiva rispetto alle altre voci) fa il suo debutto sulle scene a Schio, vicino a Vicenza, nel ruolo di Sparafucile del Rigoletto di Giuseppe Verdi. Brevemente interrotta dalle vicende belliche, la carriera di Siepi riprende nel 1945 al Teatro la Fenice di Venezia, dove debutta uno dei ruoli più difficili per la corda di basso, quello del profeta Zaccaria nel Nabucco di Verdi. Lo stesso ruolo viene ripreso l’anno successivo alla Scala di Milano dove, nel 1948, canta in occasione del trentesimo anniversario della morte di Arrigo Boito sotto la direzione di Arturo Toscanini.

Nel 1950 approda al Metropolitan di New York, rimpiazzando Boris Christoff, il celebre basso bulgaro, al quale le autorità americane avevano negato il visto d’ingresso negli Stati Uniti. Al Met canterà circa 350 volte fino al 1974 e quasi 500 nell’arco dell’intera carriera. Qui affronta i ruoli più importanti del grande repertorio, da Filippo II nel Don Carlo di Verdi a Gurnemanz nel Parsifal di Wagner, da Boris Godunov di Mussorgski a Mefistofele nel Faust di Gounod.

Ma sarà soprattutto col ruolo di Don Giovanni dell’omonima opera di Mozart che Siepi sarà conosciuto e celebrato nel panorama lirico mondiale. In questo senso è stata fondamentale l’interpretazione che ne fornì nel 1953 al Festival di Salisburgo sotto la direzione di Wilhelm Furtwängler. Per circa un ventennio il suo nome sarà associato proprio al Don Giovanni mozartiano, e non a torto, visto che circa il cinquanta per cento delle sue performances erano consacrate proprio a questo ruolo.

Negli anni Settanta la carriera di Siepi, fino a quel momento prettamente internazionale e soprattutto americana, divenne più italiana. A questo periodo risalgono alcune sue storiche interpretazioni: Dosifei nella Kovantchina di Mussorgski, Padre Guardiano nella Forza del Destino di Verdi, Baldassarre in una leggendaria produzione della Favorita di Donizetti al Teatro Margherita di Genova nel 1976, accanto a fuoriclasse come Alfredo Kraus e Renato Bruson.

Tuttavia il legame con gli Stati Uniti è diventato ormai inscindibile. Nel 1962 Siepi era infatti convolato a nozze con una ballerina del Metropolitan, Louellen Sibley, dalla quale ebbe due figli.

Negli anni Ottanta Siepi dirada i propri impegni artistici, fino a quello che da molti è considerato il suo addio ufficiale al palscoscenico, un concerto al Teatro Carani di Sassuolo, vicino Modena, accompagnato al pianoforte da Leone Magiera, il 21 aprile 1989. I testimoni di quella storica serata parlano di una voce e di una classe ancora intatte, ma anche di un problema a una gamba che impediva a Siepi di sentirsi totalmente a suo agio sulla scena. Fu molto probabilmente per questo motivo che il Maestro volle ritirarsi.

L’ultima vera e propria performance pubblica di Siepi risale però al 1994, quando diede voce al ruolo di Oroveso nella Norma di Bellini alla Staatsoper di Vienna (in forma di concerto), a ben 53 anni di distanza dal suo debutto in teatro.

Stabilitosi ad Atlanta da diverso tempo, vi muore pochi mesi fa, in seguito ad un attacco cardiaco.

Siepi era dotato di una voce dal timbro unico e immediatamente riconoscibile, morbida, “rotonda” come si dice in gergo, intonatissima e straordinariamente estesa. A un cantante lirico professionista è di norma richiesta un’estensione vocale di due ottave, Siepi ne aveva tre (quasi mezzo pianoforte, tanto per intenderci!). A queste caratteristiche, che già da sole basterebbero a farne un fuoriclasse, va aggiunta l’incredibile duttilità del proprio strumento, in grado di cantare ad altissimi livelli repertori diversissimi, sia Mozart sia Verdi, sia la musica antica come quella contemporanea. E non va dimenticato che Siepi visse in un’epoca in cui di sicuro non mancavano i grandi cantanti, anche nella corda di basso. Boris Christoff, Nicola Rossi-Lemeni, Nicolaj Ghiaurov, Jerome Hines, Bonaldo Giaoitti (solo per citarne alcuni) sono stati concorrenti di altissimo livello, ma Siepi, a mio avviso, rimane insorpassato per duttilità ed estensione vocale.

Come interprete è stato a volte criticato per aver imposto ai propri personaggi un’aura nobile e aristocratica un po’ monocorde. Ma resta il fatto che, ancora oggi, per la grande maggioranza degli appassionati d’opera, il Don Giovanni per antonomasia resta Cesare Siepi. Per la nobiltà del fraseggio, certo, ma anche per la varietà di accenti, di intenzioni, di colori (dal diabolico al suadente, dall’appassionato al dolce) che lo resero un vero e proprio cavaliere nobile e demoniaco, per la prestanza fisica che in un personaggio come questo gioca sicuramente un ruolo chiave. Non va dimenticato, infine, che Don Giovanni è un ruolo vocalmente ibrido tra basso e baritono, per un’autentica voce di basso come quella di Siepi si tratta quindi, una volta di più, di una prova fuori dal comune.

Fortunatamente le testimonianze audio e video lasciateci da Siepi sono numerose, anche su internet (su Youtube in primis). Quindi, per chi volesse avvicinarsi all’ascolto di questo grande della lirica c’è solo l’imbarazzo della scelta. Sapendo fin d’ora di tralasciare documenti discografici importanti, mi permetto di consigliare in primo luogo il DVD del Don Giovanni di Mozart pubblicato dalla Deutsche Grammophon, un autentico must per qualunque melomane che si rispetti. E poi il Requiem di Verdi (una versione diretta da Victor De Sabata  e pubblicata dalla EMI e un’altra registrata dal vivo diretta da Toscanini), la Forza del destino, sempre di Verdi, al fianco di Renata Tebaldi (pubblicata dalla Deutsche Grammophon), la Gioconda di Ponchielli con Mario Del Monaco e Giulietta Simionato (pubblicata dalla DECCA), la registrazione dal vivo della produzione genovese della Favorita di Donizetti (edita dalla Dynamic), il Don Carlo di Verdi diretto da Herbert von Karajan (Deutsche Grammophon). Tra le testimonianze discografiche di fine carriera merita di essere ricordato il video del concerto fatto insieme a Mirella Freni a Lugano nel 1985 (pubblicato dalla VAI).

L’autore di questo breve tributo (basso pure lui) può immeritatamente vantarsi di aver cantato al Teatro Carani di Sassuolo, dove il Maestro diede il proprio addio alle scene, ma soprattutto avrà il rimpianto di non aver scritto a Cesare Siepi prima che fosse troppo tardi. L’anno scorso ero riuscito a procurarmi il suo indirizzo negli Stati Uniti ma non ho mai scritto la lettera che avrei voluto inviargli.

Il diapason della voce

L’altezza del LA3, oggi comunemente accordato alla frequenza di 440 / 442 Hz, si è notevolmente evoluta nel corso dei secoli. Siamo in grado di risalire alle antiche frequenze del LA3 grazie ad alcuni strumenti antichi che non cambiano di intonazione, come le campane, gli strumenti a fiato, gli antichi diapason, ecc. A seconda della città e del differente periodo storico, il LA3 è stato accordato, grosso modo, dai 377 ai 457 Hz. In pratica il LA3 ha oscillato nei secoli di quasi due toni interi. Questa mancanza di uno standard condiviso poteva creare grandi problemi ai musicisti dell’epoca, soprattutto ai cantanti. Il rischio era quello di studiare un brano avendo come punto di riferimento un LA3 a 450 Hz e poi magari trovarsi a doverlo cantare a 405 Hz o viceversa !

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