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Pelléas et Mélisande on Swedish TV!

Leo Nucci says that there are not small roles, but indeed there are small artists. There’s a lot of truth in this statement I think. The role of the Doctor in Debussy’s Pelléas et Mélisande is far to be a dream role for a bass (he appears only in the fifth and last act of the opera and sings short sentences here and there) but the whole scene has been so well conceived by Debussy and so well directed by Benjamin Lazar that the Doctor becomes a key presence on stage during Mélisande’s farewell to life.

If you want to watch this marvellous production please click here! https://www.svtplay.se/video/14933532/kulturstudion/kulturstudion-pelleas-och-melisande

Le audizioni su YouTube

In questi giorni sto patendo l’ennesima delusione post-ascolto da YouTube. Sicché ormai mi chiedo come si possa giudicare un cantante dalla sola registrazione audio/video. Direi anzi che, in generale, i cantanti veramente bravi lo sono ancora di più dal vivo mentre quelli mediocri rischiano di fare bella figura in registrazione. Ma come mai tante delusioni? E come mai una bella voce con una buona tecnica può, anche se non sempre, essere penalizzata dalla registrazione?

La mia prima, cocentissima, delusione fu l’ascolto dal vivo di Cecilia Bartoli. Era il dicembre 1998 quando la ascoltai al Teatro Regio di Torino nel Trionfo del Tempo e del Disinganno di Handel. Non che mi aspettassi una voce torrenziale, ma certamente mi aspettavo di sentirla. Ebbene no, sostanzialmente non la sentii, benché il mio posto in platea fosse non lontano dal palcoscenico. E comunque gli altri cantanti, tra cui per esempio l’ottima Eva Mei e l’impressionante Marjana Lipovsek, non ebbero problemi a “passare” la barriera di suono dell’orchestra.

Cecilia Bartoli è una grande interprete e ha certamente grandi meriti. Ma alla Bartoli, come a molte di quelle che sono state le mie delusioni da YouTube, manca quasi completamente la proiezione del voce, ossia la capacità del cantante di, attreverso procedimenti di tecnica vocale che non mi sto a dilungare a descrivere, far risuonare la propria voce, di proiettarla appunto, in tutta la sala, dalla prima fila della platea fino all’ultimo e magari sfigatissimo posto in fondo alla galleria. Non dimentichiamoci che una delle prerogative fondamentali del canto lirico è quella di essere un canto senza microfono, a meno che non si eseguano spettacoli in grandi spazi all’aperto non concepiti – acusticamente parlando – per questo tipo di performance.

Il punto è che in registrazione, dal vivo o in studio, il microfono c’è eccome. E con l’aiuto di un buon tecnico del suono e con programmi di editing audio accessibili a molti si possono fare miracoli. Occorrono anni di esperienza e orecchie fini e sensibili per poter giudicare un cantante dal mero ascolto audio/video. E spesso ci si sbaglia comunque. Certamente fattori come intonazione, presenza scenica, estensione vocale e altri ancora sono assolutamente giudicabili già su YouTube. Ma il colore della voce e il suo volume, fattori essenziali in campo operistico, possono essere capiti solo da un ascolto dal vivo, possibilmente in teatro. La tecnica vocale operistica è il frutto di secoli di evoluzione del canto finalizzata alla performance in teatro. Un buon cantante non deve avere difficoltà a farsi sentire senza microfono in un teatro dotato di acustica decente. Chi non ci riesce dovrebbe mettersi seriamente in discussione, magari cambiando insegnante per esempio.

Sorprese positive non ne sono mancate. Per esempio Samuel Ramey e René Pape. Dopo l’ascolto dal vivo di Sameul Ramey mi venne da ridere al pensiero di quelli che lo considerano un baritono. E René Pape dal vivo è assolutamente eccezionale, un vero e proprio fuoriclasse, mentre in video e su CD mi aveva lasciato perplesso. In entrambi i casi la registrazione li aveva penalizzati. La voce lirica è acusticamente molto complessa e non è raro imbattersi in registrazioni che sembrano quasi non accorgersi della bellezza della voce di un cantante. Credo che sia un po’ come per chi è fotogenico e chi non lo è: la foto coglie delle cose, non tutte; e alcune foto vengono meglio di altre, magari indipendentemente dalla bravura del fotografo.

Oggi, nella grande maggioranza dei casi, una voce viene prima di tutto giudicata su YouTube o via file MP3. Avere una buona registrazione è un fattore importante per fare buona impressione. Un biglietto da visita insomma. E fin qui credo che siamo quasi tutti d’accordo. Il mondo è cambiato e sono personalmente felicissimo che internet esista. Ma a tutti coloro che si precipitano su YouTube per vedere se un cantante è bravo raccomando di preferire le registrazioni dal vivo (truccabili pure queste ma molto meno di quelle effettuate in studio) e senza radiomicrofoni. Poiché la voce lirica è concepita per essere ascoltata da una certa distanza, non per essere registrata con il microfono in gola. E a costoro che devono decidere se scritturare un cantante dico che il modo migliore per sincerarsi delle qualità di un artista lirico è andarlo a sentire dal vivo. Come si faceva una volta.

Mi si potrebbe obiettare: si vabbé ma allora non dobbiamo fidarci delle registrazioni della Callas, della Simionato, di Del Monaco, di Christoff? Io rispondo che un’incisione di 50 anni fa era fatta con altri mezzi tecnici e se tutti coloro che l’hanno ascoltata dal vivo mi dicono che la Callas aveva una voce impressionante diciamo che tendo a fidarmi. Pur essendo consapevole che non saprò mai come davvero potesse essere la voce della Callas dal vivo.