Le audizioni su YouTube

In questi giorni sto patendo l’ennesima delusione post-ascolto da YouTube. Sicché ormai mi chiedo come si possa giudicare un cantante dalla sola registrazione audio/video. Direi anzi che, in generale, i cantanti veramente bravi lo sono ancora di più dal vivo mentre quelli mediocri rischiano di fare bella figura in registrazione. Ma come mai tante delusioni? E come mai una bella voce con una buona tecnica può, anche se non sempre, essere penalizzata dalla registrazione?

La mia prima, cocentissima, delusione fu l’ascolto dal vivo di Cecilia Bartoli. Era il dicembre 1998 quando la ascoltai al Teatro Regio di Torino nel Trionfo del Tempo e del Disinganno di Handel. Non che mi aspettassi una voce torrenziale, ma certamente mi aspettavo di sentirla. Ebbene no, sostanzialmente non la sentii, benché il mio posto in platea fosse non lontano dal palcoscenico. E comunque gli altri cantanti, tra cui per esempio l’ottima Eva Mei e l’impressionante Marjana Lipovsek, non ebbero problemi a “passare” la barriera di suono dell’orchestra.

Cecilia Bartoli è una grande interprete e ha certamente grandi meriti. Ma alla Bartoli, come a molte di quelle che sono state le mie delusioni da YouTube, manca quasi completamente la proiezione del voce, ossia la capacità del cantante di, attreverso procedimenti di tecnica vocale che non mi sto a dilungare a descrivere, far risuonare la propria voce, di proiettarla appunto, in tutta la sala, dalla prima fila della platea fino all’ultimo e magari sfigatissimo posto in fondo alla galleria. Non dimentichiamoci che una delle prerogative fondamentali del canto lirico è quella di essere un canto senza microfono, a meno che non si eseguano spettacoli in grandi spazi all’aperto non concepiti – acusticamente parlando – per questo tipo di performance.

Il punto è che in registrazione, dal vivo o in studio, il microfono c’è eccome. E con l’aiuto di un buon tecnico del suono e con programmi di editing audio accessibili a molti si possono fare miracoli. Occorrono anni di esperienza e orecchie fini e sensibili per poter giudicare un cantante dal mero ascolto audio/video. E spesso ci si sbaglia comunque. Certamente fattori come intonazione, presenza scenica, estensione vocale e altri ancora sono assolutamente giudicabili già su YouTube. Ma il colore della voce e il suo volume, fattori essenziali in campo operistico, possono essere capiti solo da un ascolto dal vivo, possibilmente in teatro. La tecnica vocale operistica è il frutto di secoli di evoluzione del canto finalizzata alla performance in teatro. Un buon cantante non deve avere difficoltà a farsi sentire senza microfono in un teatro dotato di acustica decente. Chi non ci riesce dovrebbe mettersi seriamente in discussione, magari cambiando insegnante per esempio.

Sorprese positive non ne sono mancate. Per esempio Samuel Ramey e René Pape. Dopo l’ascolto dal vivo di Sameul Ramey mi venne da ridere al pensiero di quelli che lo considerano un baritono. E René Pape dal vivo è assolutamente eccezionale, un vero e proprio fuoriclasse, mentre in video e su CD mi aveva lasciato perplesso. In entrambi i casi la registrazione li aveva penalizzati. La voce lirica è acusticamente molto complessa e non è raro imbattersi in registrazioni che sembrano quasi non accorgersi della bellezza della voce di un cantante. Credo che sia un po’ come per chi è fotogenico e chi non lo è: la foto coglie delle cose, non tutte; e alcune foto vengono meglio di altre, magari indipendentemente dalla bravura del fotografo.

Oggi, nella grande maggioranza dei casi, una voce viene prima di tutto giudicata su YouTube o via file MP3. Avere una buona registrazione è un fattore importante per fare buona impressione. Un biglietto da visita insomma. E fin qui credo che siamo quasi tutti d’accordo. Il mondo è cambiato e sono personalmente felicissimo che internet esista. Ma a tutti coloro che si precipitano su YouTube per vedere se un cantante è bravo raccomando di preferire le registrazioni dal vivo (truccabili pure queste ma molto meno di quelle effettuate in studio) e senza radiomicrofoni. Poiché la voce lirica è concepita per essere ascoltata da una certa distanza, non per essere registrata con il microfono in gola. E a costoro che devono decidere se scritturare un cantante dico che il modo migliore per sincerarsi delle qualità di un artista lirico è andarlo a sentire dal vivo. Come si faceva una volta.

Mi si potrebbe obiettare: si vabbé ma allora non dobbiamo fidarci delle registrazioni della Callas, della Simionato, di Del Monaco, di Christoff? Io rispondo che un’incisione di 50 anni fa era fatta con altri mezzi tecnici e se tutti coloro che l’hanno ascoltata dal vivo mi dicono che la Callas aveva una voce impressionante diciamo che tendo a fidarmi. Pur essendo consapevole che non saprò mai come davvero potesse essere la voce della Callas dal vivo.

Cara Daniela…

Cara Daniela, per molti di noi sarai sempre una stella polare, un punto di riferimento artistico imprescindibile. Quando ho voglia di ascoltare un soprano di oggi in Verdi e nel verismo (senza dimenticare la tua memorabile Norma) la prima che mi viene in mente sei te. Purtroppo ti ho solo conosciuto fugacemente come persona, perciò ti ricorderò soprattutto come grande artista, una di quelle che ha fatto la storia dell’opera: per bellezza e unicità del timbro, per padronanza della tecnica, per intensità e profondità nell’interpretazione, per durata della carriera e vastità del repertorio.

Ho incrociato sulla mia strada, per legami artistici, per amicizia o per genovesità molte persone che hai conosciuto anche tu. Tutti, ma veramente tutti, nessuno escluso, hanno sempre riconosciuto in te una “grande”. E lo sai anche tu che suscitare consenso così unanime in una categoria ostica, diciamo così!, come quella dei cantanti è dura, durissima :)

Addio, magnifica Daniela Dessì, e grazie, davvero, di tutto.

https://www.youtube.com/watch?v=niBxzI0XP9g

Winner of the Armel Opera Competion!

After having been finalist last year, a few days ago I had the honour and priviledge of being among the winners of the Armel Opera Competition in Hungary. I was chosen for the role of Jacopo Fiesco in Verdi’s Simon Boccanegra. Being a bass and coming from Genoa, the city where the plot of this masterpiece is settled, I can tell you that singing this role will be a fantastic challenge and a real pleasure for me! The première will take place in Szeged (Hungary) at the National Opera House on the 10th of October 2013 and it will be broadcasted on the internet by the TV channel ARTE.

http://www.armelfestival.org/en/armel-opera-competition/results/680-results-in-2013/716-results-second-round-2013.html

 

Cesare Siepi, voce assoluta

Ecco il testo di un mio articolo sulla morte di Cesare Siepi apparso su L’AGAVE, Quaderno n° 29, pp 109-112, dicembre 2010.

ADDIO A CESARE SIEPI, VOCE ASSOLUTA

Il nome di Cesare Siepi è poco conosciuto al grande pubblico. Eppure egli fu uno dei più grandi artisti della storia del melodramma e una delle più belle voci di basso di tutti i tempi.

Siepi ci ha lasciato pochi mesi fa, il 5 luglio 2010, nel silenzio pressoché totale dei principali media italiani. Fatta eccezione per Il Giornale e per l’agenzia di stampa ADN Kronos, sono stati solo i giornali stranieri a prodigarsi in lodi sul “nostro” cantante lirico.

Ma partiamo dall’inizio. Cesare Siepi nasce a Milano il 10 febbraio 1923 e fin da giovanissimo mostra doti vocali fuori dal comune. A 14 anni entra a far parte di un coro polifonico dove si cimenta soprattutto in musica antica e madrigalistica. A soli 18 anni (cosa assolutamente eccezionale per un basso, che generalmente ha una maturazione vocale più tardiva rispetto alle altre voci) fa il suo debutto sulle scene a Schio, vicino a Vicenza, nel ruolo di Sparafucile del Rigoletto di Giuseppe Verdi. Brevemente interrotta dalle vicende belliche, la carriera di Siepi riprende nel 1945 al Teatro la Fenice di Venezia, dove debutta uno dei ruoli più difficili per la corda di basso, quello del profeta Zaccaria nel Nabucco di Verdi. Lo stesso ruolo viene ripreso l’anno successivo alla Scala di Milano dove, nel 1948, canta in occasione del trentesimo anniversario della morte di Arrigo Boito sotto la direzione di Arturo Toscanini.

Nel 1950 approda al Metropolitan di New York, rimpiazzando Boris Christoff, il celebre basso bulgaro, al quale le autorità americane avevano negato il visto d’ingresso negli Stati Uniti. Al Met canterà circa 350 volte fino al 1974 e quasi 500 nell’arco dell’intera carriera. Qui affronta i ruoli più importanti del grande repertorio, da Filippo II nel Don Carlo di Verdi a Gurnemanz nel Parsifal di Wagner, da Boris Godunov di Mussorgski a Mefistofele nel Faust di Gounod.

Ma sarà soprattutto col ruolo di Don Giovanni dell’omonima opera di Mozart che Siepi sarà conosciuto e celebrato nel panorama lirico mondiale. In questo senso è stata fondamentale l’interpretazione che ne fornì nel 1953 al Festival di Salisburgo sotto la direzione di Wilhelm Furtwängler. Per circa un ventennio il suo nome sarà associato proprio al Don Giovanni mozartiano, e non a torto, visto che circa il cinquanta per cento delle sue performances erano consacrate proprio a questo ruolo.

Negli anni Settanta la carriera di Siepi, fino a quel momento prettamente internazionale e soprattutto americana, divenne più italiana. A questo periodo risalgono alcune sue storiche interpretazioni: Dosifei nella Kovantchina di Mussorgski, Padre Guardiano nella Forza del Destino di Verdi, Baldassarre in una leggendaria produzione della Favorita di Donizetti al Teatro Margherita di Genova nel 1976, accanto a fuoriclasse come Alfredo Kraus e Renato Bruson.

Tuttavia il legame con gli Stati Uniti è diventato ormai inscindibile. Nel 1962 Siepi era infatti convolato a nozze con una ballerina del Metropolitan, Louellen Sibley, dalla quale ebbe due figli.

Negli anni Ottanta Siepi dirada i propri impegni artistici, fino a quello che da molti è considerato il suo addio ufficiale al palscoscenico, un concerto al Teatro Carani di Sassuolo, vicino Modena, accompagnato al pianoforte da Leone Magiera, il 21 aprile 1989. I testimoni di quella storica serata parlano di una voce e di una classe ancora intatte, ma anche di un problema a una gamba che impediva a Siepi di sentirsi totalmente a suo agio sulla scena. Fu molto probabilmente per questo motivo che il Maestro volle ritirarsi.

L’ultima vera e propria performance pubblica di Siepi risale però al 1994, quando diede voce al ruolo di Oroveso nella Norma di Bellini alla Staatsoper di Vienna (in forma di concerto), a ben 53 anni di distanza dal suo debutto in teatro.

Stabilitosi ad Atlanta da diverso tempo, vi muore pochi mesi fa, in seguito ad un attacco cardiaco.

Siepi era dotato di una voce dal timbro unico e immediatamente riconoscibile, morbida, “rotonda” come si dice in gergo, intonatissima e straordinariamente estesa. A un cantante lirico professionista è di norma richiesta un’estensione vocale di due ottave, Siepi ne aveva tre (quasi mezzo pianoforte, tanto per intenderci!). A queste caratteristiche, che già da sole basterebbero a farne un fuoriclasse, va aggiunta l’incredibile duttilità del proprio strumento, in grado di cantare ad altissimi livelli repertori diversissimi, sia Mozart sia Verdi, sia la musica antica come quella contemporanea. E non va dimenticato che Siepi visse in un’epoca in cui di sicuro non mancavano i grandi cantanti, anche nella corda di basso. Boris Christoff, Nicola Rossi-Lemeni, Nicolaj Ghiaurov, Jerome Hines, Bonaldo Giaoitti (solo per citarne alcuni) sono stati concorrenti di altissimo livello, ma Siepi, a mio avviso, rimane insorpassato per duttilità ed estensione vocale.

Come interprete è stato a volte criticato per aver imposto ai propri personaggi un’aura nobile e aristocratica un po’ monocorde. Ma resta il fatto che, ancora oggi, per la grande maggioranza degli appassionati d’opera, il Don Giovanni per antonomasia resta Cesare Siepi. Per la nobiltà del fraseggio, certo, ma anche per la varietà di accenti, di intenzioni, di colori (dal diabolico al suadente, dall’appassionato al dolce) che lo resero un vero e proprio cavaliere nobile e demoniaco, per la prestanza fisica che in un personaggio come questo gioca sicuramente un ruolo chiave. Non va dimenticato, infine, che Don Giovanni è un ruolo vocalmente ibrido tra basso e baritono, per un’autentica voce di basso come quella di Siepi si tratta quindi, una volta di più, di una prova fuori dal comune.

Fortunatamente le testimonianze audio e video lasciateci da Siepi sono numerose, anche su internet (su Youtube in primis). Quindi, per chi volesse avvicinarsi all’ascolto di questo grande della lirica c’è solo l’imbarazzo della scelta. Sapendo fin d’ora di tralasciare documenti discografici importanti, mi permetto di consigliare in primo luogo il DVD del Don Giovanni di Mozart pubblicato dalla Deutsche Grammophon, un autentico must per qualunque melomane che si rispetti. E poi il Requiem di Verdi (una versione diretta da Victor De Sabata  e pubblicata dalla EMI e un’altra registrata dal vivo diretta da Toscanini), la Forza del destino, sempre di Verdi, al fianco di Renata Tebaldi (pubblicata dalla Deutsche Grammophon), la Gioconda di Ponchielli con Mario Del Monaco e Giulietta Simionato (pubblicata dalla DECCA), la registrazione dal vivo della produzione genovese della Favorita di Donizetti (edita dalla Dynamic), il Don Carlo di Verdi diretto da Herbert von Karajan (Deutsche Grammophon). Tra le testimonianze discografiche di fine carriera merita di essere ricordato il video del concerto fatto insieme a Mirella Freni a Lugano nel 1985 (pubblicato dalla VAI).

L’autore di questo breve tributo (basso pure lui) può immeritatamente vantarsi di aver cantato al Teatro Carani di Sassuolo, dove il Maestro diede il proprio addio alle scene, ma soprattutto avrà il rimpianto di non aver scritto a Cesare Siepi prima che fosse troppo tardi. L’anno scorso ero riuscito a procurarmi il suo indirizzo negli Stati Uniti ma non ho mai scritto la lettera che avrei voluto inviargli.